Pubblicato da: Aiko Senoo | 27 agosto 2011

愛は・・・ 難しいね~

Stasera ho avuto delle discussioni, e ho pensato a una cosa, un pensiero che forse non è solo mio ma condiviso da tanti; purtroppo da quando c’è stato il cambio da Windows Live Spaces a WordPress, nessuno segue più il mio blog. Mi ritroverò a parlare da sola, come una sorta di diario personale, sperando che un giorno qualcuno legga e mi dia una risposta.

Penso che l’amore sia assai più difficile di quanto noi tutti crediamo; non è solo difficile viverlo, gestirlo… la cosa più complessa è innanzitutto capirlo. Ho avuto conferma di quanto sia difficile comprendere i sentimenti che ci albergano nel cuore… o meglio, lo sapevo già, ma ciò che sto vivendo col mio attuale partner è un qualcosa che va ben oltre tutto ciò che ho mai pensato o immaginato. Stiamo insieme da tre anni, sappiamo bene cosa ci ha legati e cosa abbiamo condiviso, eppure… eppure ormai sono mesi che i litigi ci allontanano sempre più, al punto che ora sembriamo due persone estranee che percorrono cammini così diversi; ma cos’è che ci mantiene ancora legati? A questo punto non lo so, perché io faccio sempre il possibile per mantenere insieme i pezzi, ma vista la sua convinzione del nostro fallimento mi chiedo se non facessi nulla da quanto tempo ci saremmo già lasciati. O forse ad un certo punto avrebbe fatto lui qualcosa, al posto mio? E se tutto questo ci fa star male e io probabilmente non sono più la stessa con lui (oh, a giudicare da come vanno le cose, direi quasi sicuramente) cos’è che mi spinge con così tanta forza e insistenza a non lasciarlo andare via? Io mi sentirei persa senza di lui; ma ciò che mi fa stare così non è la paura di restare sola, perchè mi ci sono ritrovata in passato a  perdere ogni cose e ricominciare da capo (benché per motivi ben diversi) ma sono sempre riuscita a riprendermi e non temo affatto di non riuscirci anche stavolta. Bensì, so che mi sentirei persa senza di lui perché lui ormai possiede tutto di me, permea ogni particella della mia esistenza, privarmene sarebbe come strapparmi dal corpo tutti gli arti, restando con una base incapace di vivere normalmente. Come si definisce una cosa così? E’ amore, questo? Quali sono i sentimenti che mi spingono ad agire? E perché lui, così convinto della nostra impossibilità ad andare avanti (come lo sono anch’io del resto, solo che io non ci penso nemmeno ad abbandonarlo) tanto da provare più volte a lasciarci, finisce sempre per cedere e tornare tra le mie braccia desideroso d’amore? Perché due persone che si sono tanto amate per tutto questo tempo debbono finire col diventare estranei, percorrere due cammini diversi, pensare che razionalmente la scelta giusta sia lasciarci, ma continuare irrevocabilmente a restare uniti? C’è davvero un filo rosso a legarci? Amore, passione… cosa?

Pubblicato da: Aiko Senoo | 9 febbraio 2011

L’insoddisfazione

Parole dette e non dette… pensate e smentite… ci sono cose che non diciamo a nessuno per paura della reazione altrui, e altre cose che evitiamo di pensare per paura di noi stessi… ma cos’è che vogliamo veramente? Ad esempio, io non so nemmeno cos’è che voglio dire con questo post, eppure forse il titolo spiega già tutto da solo. C’è qualcosa che non va ? A me va tutto bene, l’amore fila liscio e l’università prosegue senza intoppi; eppure dopo un po’ di tempo da quando pensavo d’aver raggiunto la felicità sono finita a pensare che forse non è proprio tutto perfetto. Ma perchè un essere umano deve desiderare la perfezione? Cosa ci spinge a cercare la perfezione se persino noi stessi siamo imperfetti e dobbiamo, siamo costretti a circondarci di imperfezione? Forse che quello che abbiamo non sarà mai abbastanza? Cos’altro abbiamo da  desiderare se ciò che possediamo basta e avanza a vivere bene? Forse è colpa mia e del mio eccessivo animo romantico, forse è che tendo a dipingere la vita come un sogno e a spingermi in quella direzione, costruendo castelli e fantasie che vanno oltre il possibile e desiderando sempre più di vivere quei sogni impossibili disprezzando crescentemente la realtà in cui vivo; forse è che affondo troppo nelle storie che mi invento, nei mondi paralleli a cui do vita e in cui proietto i miei alter-ego, forse è che proprio la presenza di quegli alter-ego mi porta a desiderare di vivere una vita che non è quella reale bensì quella fantastica che ho costruito nei miei sogni. Sto sbagliando, lo so, è sbagliato. Ho preso a correre verso un baratro dal quale è impossibile risalire, mi sto facendo risucchiare da un mondo di sogni che pare tanto buono e dolce ma che non farà altro che farmi diventare un’altra, proietterà la mia mente sempre più in altre dimensioni e la realtà mi parrà ogni giorno di più una prigione dalla quale non posso fuggire. Un tempo ascoltare canzoni d’amore mi faceva pensare alla persona che ho accanto, ora ho preso a immaginare solo i personaggi della mia fantasia e mi appaga solo pensare a come le loro vite si possano svolgere, a quanto siano “romanticamente” perfette come un sogno. Il fatto è che ormai ho pure perso tutte le amicizie che avevo, quando sono a casa (l’80% del mio tempo) sono sempre sola, rinchiusa nel mio mondo; non mi basta avere una persona al mio fianco, non mi basta la mia metà, perchè io ho bisogno di riprendere a vivere la mia vita reale minuto dopo minuto, ho bisogno di essere riportata coi piedi per terra, di rendere, almeno un po’, “reale” quella parte dei miei sogni che si è sviluppata forse proprio per l’assenza di qualcuno al mio fianco che condivida giorno dopo giorno ogni piccola fantasia. Forse mi manca una migliore amica, forse mi manca vivere una vita ricca di stimoli; fatto sta che sono sempre più rinchiusa nella mia gabbia d’oro, sempre più assente, e non ho il coraggio nè le parole per spiegarlo a nessuno. E lo dimostra il fatto che, dopo tanto tempo, sono finita a riscrivere i miei pensieri su un diario online, segno inequivocabile che mi manca qualcosa. E non succedeva da un po’.

Pubblicato da: Aiko Senoo | 10 gennaio 2011

Il nuovo blog

Sono sinceramente triste al pensiero che quello che era un bellissimo blog, il MIO bellissimo blog su Windows Live Spaces, ora sia uno spoglio e brullo diario che non ha nulla di quella personalizzazione che invece prima lo rendeva così unico e MIO. Tutte le immagini, le decorazioni, i moduli e gli elenchi che prima arredavano il mio Live Space rendendolo diverso da tutti gli altri sono andati perduti, e ora mi ritrovo iscritta qui, dove non volevo nemmeno essere, costretta per poter conservare il mio blog – o quello che ne resta – senza la possibilità di personalizzarlo al 100% come invece potevo fare prima. Non dico che WordPress sia male, anzi so che è uno dei migliori in fatto di blog.. ma forse per chi desidera tenere blog d’informazione; non è lo stesso per chi invece desidera un proprio spazio web personalizzabile al massimo dove inserire tutte le proprie cosuccie e mettervi una parte di sè, come desiderano molti giovani. Sono delusa e triste per aver perso tutto il lavoro che avevo fatto, ma cosa posso farci se a certa gente (Windows Live) vengono in mente queste pessime idee?

Pubblicato da: Aiko Senoo | 29 agosto 2010

PENSIERI DI FINE ESTATE

In occasione del rinnovo della mia camera, ho pensato fosse il caso di rinnovare anche il mio blog pubblico. Oddio, non rinnovarlo, in quanto è sempre lo stesso. Piuttosto, quando ho cambiato alcuni mobili nella mia stanza e di conseguenza ho fatto pulizie, ho tirato fuori parecchia roba inutile dai meandri dei miei armadi e cassetti, e numerose cianfrusaglie sono finite nella spazzatura, compresi un sacco di miei scritti del passato – in fogli singoli o gruppi - che non avevano proprio motivo d’esistere ancora. E’ stato questo a ricordarmi che in effetti c’erano ancora testimonianze del mio passato, ed erano proprio su questo blog! Meritava anch’esso una ripulita, dunque; beh, che sollievo cancellare certi interventi! Ho lasciato solo quelli che parlano di me in generale, le poesie e i testi delle canzoni, insomma ciò che vale la pena resti. A questo proposito infatti mi sono ritrovata a leggere interventi che mi hanno dato molto da pensare: insomma, ho cercato di ricordare come stessi prima, ma non riesco più a sentire sulla mia pelle quel dolore e quella solitudine. In particolare mi ha fatto sorridere il fatto che in passato non riuscivo mai a rendermi conto precisamente di cosa avessi, e adesso invece posso dire con certezza che tutto ciò che mi procurava dolore nel passato era semplicemente la mancanza d’amore! E il mio continuo pormi domande sulla mia reale identità e su chi fossi veramente e sul perchè soffrissi, beh era tutto dovuto al mio senso di incompletezza poichè mi mancava avere al fianco una metà che, appunto, mi completasse! Perchè adesso che ho trovato l’amore e non provo più dolore, non ho più alcun problema, posso dire con certezza che era proprio l’assenza costante di quest’ultimo a farmi stare così male. E tutto ciò di cui avevo bisogno era proprio l’amore, nemmeno l’amicizia e la presenza di persone che mi volessero bene poteva colmare il vuoto che avevo dentro me. Soltanto l’arrivo della mia anima gemella ha potuto portare il sole nella mia vita! E mi sorge spontaneo un commento, tutto è bene ciò che finisce bene, insomma. Ho riletto anche alcuni interventi relativi al Natale e, sapete, mi ero quasi dimenticata del fatto che fino a qualche anno fa non sopportassi più il Natale perchè sentivo di non avere proprio nulla di gioioso di cui festeggiare; ebbene adesso il Natale è diventato proprio come il resto dei giorni per me, un giorno felice dove sento di non aver nulla che mi manchi. Un giorno felice che vale la pena essere vissuto, così come tutti i giorni della mia vita, che sono diventati felici, hanno un senso ora. Tutto ha un senso ora. E sapete cos’altro mi viene da pensare a questo punto? A quanto sia sciocca la gente che disdegna l’amore, la gente che non vuole impegnarsi, chi vede l’amore come un’oppressione; io penso semplicemente che voi proprio non avete idea di cosa sia l’Amore – quello con la A maiuscola - nè di cosa vi perdete. L’Amore non è un problema… è LA soluzione, la medicina ad ogni male! L’Amore è stato capace persino di farmi riappacificare con i miei genitori; nel senso, non so se lo sapete, ma litigavo con loro quasi ogni giorno prima, conseguenza del fatto che non stessi bene nella mia vita, conseguenza della mia frustrazione, del mio perenne disagio. In casa, l’oppressione del dover per forza convivere con loro portava fuori i miei lati peggiori, ero sempre arrabbiata e sprucida, litigavamo tantissimo, non li volevo tra i piedi e guai se cercavano di chiedermi che cos’avessi! Beh, adesso che sto in pace con me stessa, è vero che resto comunque maggior parte del tempo – quando sto in casa – chiusa nella mia stanza, ma questo fa parte della mia natura; non litighiamo più così spesso ora, e quando il mio Amore è a casa mia, è piacevole anche stare in compagnia di tutta la mia famiglia con lui al mio fianco. Insomma, l’Amore mi ha insegnato anche il valore della famiglia, cosa che prima proprio non avevo. Resto sempre una sfaticata che odia occuparsi della casa e che pensa di poterci vivere come se vi fosse solo lei, ma questo fa parte della mia natura di spirito libero che non ha un vero e proprio concetto di "casa", di dimora fissa. Però fatto sta che la famiglia non è più un peso così gravoso per me adesso, e se ne sono accorti anche a casa che il merito è tutto di Dario! Comunque sia, adesso basta, mi sono scocciata di scrivere. Un’ultima cosa, ho riletto la sintesi della gita a Barcellona scritta su questo blog, e beh… sono morta di risate! XD Bye bye a tutti!
Pubblicato da: Aiko Senoo | 3 maggio 2010

DIMENTICARE…

Come si fa a dimenticare qualcosa che è accaduta in passato, ma che ci tormenta continuamente? Non posso fare nulla, quando questo pensiero mi torna in mente e mi attanaglia, sono alla sua mercè, non posso reagire. Cosa mai potrei fare? L’unica cosa che posso fare è darmi un pizzico sulla pancia e dire "ok basta adesso, non ci pensare", ma è più facile a dirsi che a farsi; il pizzico sulla pancia poi si trasforma in schiaffi sulla testa, o pugni nel muro, e a quel punto dentro di me sento gridare "bastaaaaa bastaaa perchè è esistito tutto questo?? Voglio cancellare la mia memoria, dimenticare!". Eppure non è possibile. E se mi facessi ipnotizzare, e attraverso l’ipnosi mi facessi relegare questo ricordo in qualche angolo buio della memoria, impossibile da recuperare? Oppure attraverso l’ipnosi potrei farmi convincere che tale episodio non sia accaduto nel periodo in cui è accaduto, ma in ben altri momenti del passato, e che riguardi altre persone; se cambiassero ambientazione e personaggi, non mi farebbe più male. Chissà, se ipnotizzarmi e manipolare la mia coscienza possa aiutarmi a togliermi di torno questi orribili ricordi…
Pubblicato da: Aiko Senoo | 17 febbraio 2010

IL MIO PRIMO HAIKU IN LINGUA GIAPPONESE

 

Hikaru kage 光る影

Kumo no ushiro ni 雲の後ろに

Tsuki no joukai 月の上界

 

Ombra luminosa.

Dietro le nubi,

il paradiso lunare.

 

© Daniela/Aiko  

 

Questo è il mio primo haiku in giapponese. L’ho scritto una sera quando, tornando a casa, mi colpì la bellezza del cielo in quel momento: il cielo era nuvoloso, ma le nuvole erano così leggere e soffici da essere trasparenti, tant’è che la luna si vedeva benissimo; era stupenda, rotonda, grossa e perlacea, ed era accerchiata da un’aura luminosissima grande almeno più del doppio. L’immagine di quella luna perlata, accerchiata da un’aura di luce, nascosta eppure visibile da dietro le nuvole, mi ha ispirato immediatamente una poesia. Ho sempre scritto haiku in italiano, ma stavolta l’ispirazione è stata così vera e immediata da suggerirmi le parole in lingua originale, come vorrebbe la tradizione haiku. L’haiku prevede uno schema di tre versi in cinque, sette e cinque sillabe; la poesia che ho scritto infatti rispetta questi canoni nella versione in lingua originale. La traduzione che ho messo sotto è per chi, ovviamente, non conosce la lingua giapponese, ma io questa poesia continuerò a leggerla e concepirla in giapponese, perchè è così che mi è venuta.

 

NOTE: la parola "joukai" 上界 in realtà non vuol dire "paradiso" nel senso religioso o astratto del termine; "joukai" letteralmente vuol dire "mondo superiore", ossia un mondo che si trova lì in alto nel cielo. Dunque è tradotto sì come "paradiso", ma un paradiso che fa parte comunque di questo pianeta, il "mondo superiore", il "mondo del cielo", ove dimora appunto la luna.

Pubblicato da: Aiko Senoo | 1 agosto 2009

Canto in un sogno

Ho provato a cantare il nostro amore sulla cima di lontane colline, e la mia voce è volata via assieme a mille foglie di rossi aceri.

Quella notte, la luna perlacea dalla forma a falce sorrideva ascoltando il mio dolce canto.

Il vento ha voluto regalarmi il ricordo del tuo tenero tocco soffiando leggermente sulla mia umida pelle.

Una semplice goccia di rugiada sulle labbra ha scatenato in me rivoli di ardente passione al pensiero della romantica delicatezza dei tuoi baci.

I grilli cantavano con me sussurrandomi dolcemente la tua quieta immagine nascosta fra le note dei loro suoni.

E all’arrivo dell’alba, quando il sole si è sentito richiamare dalle mie parole d’amore, ed è salito nel cielo per baciare la luna, una flebile e tenera luce chiara ha inondato le lontane colline che durante la notte s’eran cullate nell’armonia della mia voce.

E allo spuntar di quel sole, i miei occhi si destano e per un attimo vacillano, le colline ormai svanite.

Ma poi realizzo che le colline seppur lontane esistono, ed esistono anche i rossi aceri, la dolce luna, il sole romantico, il vento carezzevole, la rugiada passionale, gli armoniosi grilli.

Ma soprattutto esisti tu, e l’incredibile amore che ci unisce.

E allora, non v’è più realtà nel sogno di quanto sogno v’è nella realtà.

Tu sei sogno, tu sei realtà, tu alberghi nel sottile orizzonte che fa da confine con la limpida realtà del cielo azzurro e il sogno riflesso nel mare blu, dove ogni notte mi immergo e canto per te le mie parole d’amore.

© Daniela/Aiko

Pubblicato da: Aiko Senoo | 19 luglio 2009

SAKURA NO NAMIDA (LACRIME DI CILIEGIO)

Akiko.. Akiko se n’è andata. Ancora oggi, a distanza di così tanto tempo, io non posso smettere di pensare a lei. Non ho amato più, non ho vissuto più, da quel giorno in cui lei ha deciso di andar via. Non so che fine abbia fatto, non so come abbia proseguito la sua vita, però posso dirvi come io ho proseguito la mia; semplicemente, non sono andato avanti. Sono rimasto fermo, fermo alla mia solitaria quotidianità, quasi evitando relazioni sociali. I miei amici mi hanno abbandonato, perché ho smesso di essere un amico per loro. Ero diventato una presenza inutile e angosciante. Ma poco mi importa, ora che l’unico motivo per me di esistere non c’è più. Ho sempre davanti agli occhi impressi quei momenti, quelle ultime scene di me e Akiko sul ponte di Miyagawa-cho, quella lontana primavera durante la fioritura dei ciliegi. Lei era così bella, lei era mia. Era una creatura celeste, un angelo, un viso dolcissimo posto su un corpo morbido e armonioso, proprio come il suo carattere. Mai conosciuta persona più dolce di lei in vita mia, mai visto fiore più fine e delicato di lei, persino i ciliegi quel giorno provarono vergogna a trovarsi al cospetto di Akiko. Non potrò mai dimenticare. Di solito la fioritura dei ciliegi le aveva sempre messo allegria, nei suoi occhi splendeva una luce magica durante lo spettacolo dei petali che, turbinanti, volteggiavano in aria e riempivano l’atmosfera di un caldo e ipnotico profumo. Ma quel giorno, quel maledetto giorno, l’ultimo di me e Akiko insieme, lei era triste. Cercavo di farla riprendere, ma nulla. Si sedette sulla sponda del ponte, le gambe penzoloni verso il fiume, cosa che normalmente non avrebbe mai fatto data la sua incredibile eleganza e compostezza, e ciò mi allarmò non poco. Così mi decisi a chiederle cosa ci fosse che non andava, nonostante avessi paura della risposta. Akiko non mi guardò, ma fissò il proprio sguardo sui flutti del fiume che scorreva sotto il ponte, contemplando i petali che delicatamente si poggiavano sulla superficie.
-Ryuichi, – mi disse, con la sua voce bianca e pura leggermente rotta dall’angoscia – perché i fiori di ciliegio durano così poco? Perché la loro stupenda esistenza deve interrompersi così freddamente? –
Non seppi cosa risponderle. Non aveva mai considerato la cosa da questo punto, Akiko aveva sempre amato la fioritura dei ciliegi e quel giorno invece li stava compatendo, quasi non volesse che una cosa del genere potesse esistere, e cioè la breve esistenza dei fiori di ciliegio.
-Akiko.. – cercai di rispondere – ma cosa stai dicendo? -
-E secondo te, questi petali caduti nel fiume.. dove andranno a finire? –
Cosa potevo saperne? Quando Akiko iniziava a porsi queste domande, era impossibile riprenderla. Un animo troppo sensibile come il suo non avrebbe mai smesso di pensare alla triste sorte dei fiori di ciliegio. Tutti li amano, li ammirano.. sono bellissimi, idolatrati da tutto il mondo.. ma nessuno si è mai crucciato per la loro sorte. Inizialmente non pensai che quel commento avesse una qualche importanza, ma solo dopo mi resi conto dell’incredibile metafora celata dietro la breve esistenza di quei fiori, una metafora che soltanto Akiko, con la sua immensa sensibilità e spiritualità, aveva potuto cogliere. Da quel giorno anche io, pur andando avanti senza di lei, mi resi conto che a ben pensarci quei fiori mettono tanta allegria quanto tristezza.
-Akiko, non puoi farci nulla. – le risposi un po’ stizzito. Ma cambiai subito espressione quando notai una lacrima sulle guance di lei. Non feci in tempo a cercare di replicare, che lei si voltò verso di me, con uno sguardo negli occhi che non avevo mai visto prima, uno sguardo che esprimeva malinconia ma allo stesso tempo determinazione.
-Hai ragione, non posso farci nulla. Io non posso cambiare questo mondo. Ma posso almeno far finta di non appartenerci. – si alzò in piedi e poggiò le mani sul passamano del ponte. Il tono della sua voce rivelava una consapevolezza mai mostrata prima in vita sua – Io devo andare via, Ryuichi. –
Quelle parole mi trafissero come mille lame. Non l’aveva ancora detto chiaramente, ma mi resi già conto, con terrore, che in quella sua decisione io non fossi presente.
-Questo mondo non fa per me. Io vivo nell’angoscia ogni giorno, il mio animo è continuamente turbato e tormentato dalla quotidianità. Tu mi hai reso felice per tanto tempo, Ryuichi. Hai cambiato la mia vita quando sei arrivato, mi hai dato la certezza che questo grigio mondo potesse realmente nascondere dei colori bellissimi, e che ciò non fosse soltanto un mio sogno. Ma per quanto tu sia riuscito finalmente a tirare fuori i veri colori della vita, io non posso sopportare questa società. –
-Akiko, ti prego… cosa hai intenzione di fare? Non vorrai mica abbandonarmi? – in quel momento non riuscivo del tutto a comprendere le parole che ella mi stava dicendo. Di tutto ciò di cui stava parlando, io coglievo soltanto ciò che più temevo, e cioè il suo volersi separare da me.
-Mio caro Ryuichi, – e detto questo, si voltò verso di me, mi prese le mani e se le strinse sul cuore – ti ho amato come non ho mai amato nessuno, e il mio amore per te rimarrà immutato fino alla fine dell’eternità. Mai nella mia vita nessun altro potrà accedere al mio cuore. Io non ti abbandonerò mai, perché il mio amore ti seguirà per sempre ovunque tu sarai. Ma io devo andar via, devo abbandonare tutto questo. Devo fuggire, fuggire dove non esiste la convenzionalità, dove i turbamenti di ogni giorno non potranno scalfirmi, devo fuggire dove non ci siano persone che possano ferire la mia sensibilità, devo fuggire dallo scempio che sta affliggendo questo mondo a causa dell’umanità, Ryuichi.. devo andarmene.
-Akiko! – strillai il suo nome, scoppiando in lacrime. Un uomo in lacrime non è certo un grande spettacolo, avrei dovuto mantenere una certa dignità e sangue freddo, ma mi fu impossibile. Sentivo come se la mia vita stesse scivolando via dal mio corpo, lentamente, come il fiume che scorreva sotto i nostri piedi, diretta verso chissà quale luogo a me sconosciuto. Sicuramente però stava andandosene assieme ad Akiko. – Tu non puoi abbandonarmi. Ti prego, qualsiasi cosa tu voglia fare, la faremo, qualsiasi posto dove vorrai andare, ci andremo. Abbandoneremo tutto e fuggiremo. Insieme. Per sempre. Noi staremo per sempre insieme. Dimmi che è così, Akiko, dimmelo. –
Akiko mi sorrise come se fosse tutto ok, come per rassicurarmi, ma la lacrima che le scese dagli occhi tradiva i suoi veri sentimenti.
-Non possiamo andare via insieme. Dobbiamo separarci. Io devo fuggire da sola. Ryuichi, la mia esistenza è questa, la mia misera, angosciosa esistenza non può restare in questo luogo, in questo mondo, nell’umanità, non può. Io voglio ritornare alla natura, voglio ritornare a quando l’uomo era ancora una creatura degli Dei in armonia con tutto ciò che lo circondava, voglio essere finalmente libera. Io sono come questi fiori di ciliegio: la mia vita apparentemente bellissima in questo mondo nasconde un risvolto tragico; è stata breve, ed ora è tempo per me di staccarmi da questa esistenza e scivolare via, verso luoghi ignoti, assieme a questo fiume. – e detto questo, mi lasciò le mani, che mi ricaddero penzoloni lungo i fianchi quasi come se lei ne avesse aspirato la linfa vitale. Era finita, la mia vita era finita.
-Dove andrai? Quando ti rivedrò? Cosa posso fare per restare con te? Dimmi qualcosa, qualsiasi cosa, non abbandonarmi qui… – la supplicai. Lei mi rivolse di nuovo quel sorriso rassicurante quanto malinconico.
-Non posso dirti dove andrò, e non so quando tornerò, forse mai. Ma posso dirti cosa puoi fare per restare con me: amami, Ryuichi. Continua ad amarmi fino alla fine dell’eternità, come farò anche io. Ricordati di me, e lascia che il tuo cuore resti mio per sempre, nonostante io non ci sarò. Io farò così, e sarà così che io e te non ci separeremmo mai. E quando questa vita finirà, io e te potremo di nuovo ricongiungerci nell’aldilà. Addio, Ryuichi. –
Non riesco a rendere a parole quali sentimenti mi invasero nel momento in cui lei pronunciò quelle parole. Posso però dirvi che rimasi paralizzato, la bocca chiusa, senza la forza giusta per replicare. Era successo tutto così, in un attimo. Lei mi si avvicinò, mi restò a pochi millimetri, giusto il necessario per lasciarmi un morbido bacio sulle labbra, un bacio che non dimenticherò mai, e che sento sempre, ogni giorno, premermi costantemente sulla bocca. Dopodiché fissò i suoi occhi nei miei, mi sorrise come non aveva mai fatto prima in vita sua, mentre le lacrime le rigavano il volto. Poi mi passò accanto e se ne andò.
Io non mi voltai nemmeno. Non avevo la forza per farlo. Rimasi come un ebete a fissare lo spazio dove poco prima c’era la sua figura, dinanzi a me. In quel momento mi parve si fosse creato un vuoto incolmabile. La mia vita era terminata, era scivolata giù sotto i miei piedi fino al fiume, il quale aveva trascinato via il tutto. Mi resi conto solo dopo di non essere nemmeno riuscito a salutarla e a dirle che l’amavo.
Da allora non ebbi più notizie di lei. Nessuno ne parlò nei giorni seguenti, ma comunque non cercai di accertarmi che qualcuno sapesse qualcosa, perché dopo poco decisi di trasferirmi a Tokyo. Volevo cambiare radicalmente il mio stile di vita, perché a Kyoto ogni cosa mi ricordava lei, ma soprattutto volevo evitare in maniera più assoluta di ripassare sul ponte di Miyagawa-cho, o anche solamente di intravederlo da lontano. Solo una volta in vita mia ci sono ritornato, dopo un anno dalla partenza di Akiko. Restai per ore ad osservare i ciliegi in fiore, i cui petali cadevano in continuazione e sparivano chissà dove, trasportati dal vento.. proprio come Akiko. Ed ogni qual volta mi giravo verso il ponte, vedevo la sua figura lì, appoggiata al passamano del ponte, la tunica del kimono leggermente mossa dal vento, i capelli neri e lucenti morbidamente raccolti, sui quali si posavano alcuni petali di ciliegio nel vento. Poi, la sua figura si voltava leggermente verso di me, mandandomi un sorriso, lo stesso sorriso col quale mi disse addio, dopodiché spariva dissolta nell’aria.
Qualcuno potrà pensare di esser stato uno stupido a non chiedere a nessuno informazioni su di lei, ma io conoscevo Akiko fin troppo bene da essere sicuro al cento per cento che lei non avesse mai detto niente a nessuno. Akiko era nata sotto il segno del Cavallo, era uno spirito libero ed indomabile, il suo più grande desiderio era la libertà, la libertà da ogni vincolo e convenzionalità umana; non avrebbe mai dato modo a nessuno di trovarla.
Da quando vivo a Tokyo, poco e niente mi ricorda di lei. Le persone qui sono molto occidentalizzate, di ciliegi ce ne sono pochi a meno che non sai dove andare per osservarli, la vita è caotica e frenetica, dominata da lavoro, tecnologia e fast food. Ma nonostante io abbia abbandonato tutto quello che potesse ricordarmi Akiko, ciò che realmente importa, e cioè il suo ricordo impresso in me, non potrà sparire mai. Lei è lì, è presente giorno dopo giorno nei miei pensieri, il suo cuore è accanto al mio, perché lo sento che, dovunque ella sia, non ha mai, mai smesso di amarmi nemmeno per un secondo. E neanche io. Non smetterò mai di amarti, Akiko. L’unica cosa che mi spinge ad andare avanti nella vita, nonostante dalla tua partenza in poi io abbia smesso di vivere, è il pensiero che dopo la morte staremo finalmente insieme, di nuovo, per l’eternità. Nell’aldilà tu potrai avere il mondo che hai sempre sognato, non ci sarà più nulla a farti del male e io potrò stare al tuo fianco e proteggerti per tutta l’eternità. Sì, mia Akiko. Ti amerò per sempre. Addio, Akiko mia.. addio.
 
 
 
(C) Daniela/Aiko
P.S. DAL MOMENTO CHE QUESTA SHORT STORY E’ STATA SCRITTA DA ME PERSONALMENTE, E’ SEVERAMENTE VIETATO COPIARLA SENZA AUTORIZZAZIONE POICHE’ E’ PROTETTA DA COPYRIGHT.
Pubblicato da: Aiko Senoo | 7 maggio 2009

TEIKA’S POEM

Da lungo tempo
pur avendo udito che incontrarsi
poteva significare solo separarsi,
mi son dato a te
dimentico del sopraggiungere dell’alba.
 
 
Hajime yori
au wa wakare to
kikinagara
akatsuki shirade
hito wo koikeri.
 
 
 
- Fujiwara Teika -
Pubblicato da: Aiko Senoo | 22 marzo 2009

ANALISI DELLA GELOSIA

L’ “amore geloso” si attiva quando predomina una tensione determinata da 
insoddisfazione, frustrazione: un “vuoto di sé” che il partner dovrebbe 
colmare
. In questa modalità di relazione, si tende al possesso avido del 
partner. C’è un bisogno esasperato e passivo di essere amati, ammirati e 
scelti come unici destinatari dell’investimento amoroso e sessuale del 
partner
. Da questi si esige una presenza e una disponibilità continua e 
totale, un amore incondizionato qualunque sia la condotta della persona 
gelosa. Il partner geloso, con la sua pretesa di possesso esclusivo 
dell’altro (idealizzato) da cui ricevere un amore incondizionato ed una 
soddisfazione totale, non riesce ad identificare il partner come “altro da 
sé”, ma come “specchio” di se stesso
.
Ogni movimento autonomo del partner, ogni pensiero, atteggiamento che non 
sia diretto al compagno/a, provoca nella persona gelosa, una rancorosa 
delusione. In questo caso non è necessario che ci sia effettivamente un 
rivale, si è gelosi comunque di tutto e di tutti
.
E’ interessante fare una riflessione sul disagio provato da molte donne
che vivono una sorta di situazione patologica nei 
confronti del proprio ragazzo, il quale non può nemmeno guardare o 
esprimere un apprezzamento su un’altra ragazza, oppure
non riescono a sopportare la visione di show televisivi 
– in compagnia del partner – in cui appaiono veline o vallette per la 
troppa gelosia
.
Pur sapendo che non sempre è possibile generalizzare, è possibile 
tracciare un profilo della persona gelosa?
Nel geloso c’è la mancanza di autostima che porta a non sentirsi 
sicuro di sé e della capacità di generare e di mantenere vivo l’amore
.
Il geloso è già tale prima di precipitare dentro l’esperienza. La 
caratteristica fondamentale dell’amore geloso è quella di essere portatore 
di un antico desiderio impossibile: realizzare stabilmente il possesso 
totale ed esclusivo, fisico e morale, dell’altro, per essere amato 
incondizionatamente
. Fissato a questo tipo di relazione primitiva, il 
geloso soffre, spesso del tutto inconsapevolmente, di una menomazione 
nella capacità di amare
.
Tutta la fedeltà e l’affetto del partner saranno 
sempre insufficienti rispetto al bisogno. Il geloso, per quanto faccia, 
non riuscirà mai a farsi amare quanto vorrebbe
, la delusione sarà sempre 
presente.
La gelosia è indipendente dall’amore, può esistere senza amore. La gelosia è 
un processo legato all’angoscia, all’ansia, alla solitudine
. L’amore 
implica il bisogno di comunicazione preverbale e verbale, il desiderio di 
mostrarsi all’altro e il piacere di donarsi all’altro.
La cura dell’altro, il non trascurare l’altro.
L’amore va abbinato alla libertà dove libertà vuol dire: “Tu, che io amo, 
sei tuo, non mio!”.
La gelosia invece è strettamente legata alla possessività. Nella 
possessività si è convinti: “ Mio! Questo è mio! Solamente mio e 
totalmente mio!”.
E’ vero, chi ama non può tollerare la presenza di una
terza persona nella coppia, però, solo il geloso fissa 
ossessivamente lo sguardo sul terzo incomodo
non permettendo alla coppia 
di vivere serenamente il naturale corso della sua esistenza.
Prendere coscienza del proprio lato fragile
potrebbe consentire al geloso di cambiare a poco a poco il proprio 
atteggiamento verso il mondo e verso se stesso. Egli così potrebbe 
cominciare a volersi bene e a prendersi cura di sé.
Comprendere il significato 
della propria possessività e riuscire a concepire l’altro come una 
persona
, con una esistenza indipendente ed una struttura propria e non 
come un semplice supporto su cui proiettare un personaggio ideale 
costruito in base ai propri bisogni e desideri, potrebbe rappresentare un 
traguardo fondamentale, indispensabile per tenere unita una coppia che, 
insieme, desidera affrontare il problema e crescere migliorandosi. Se la 
presa di coscienza del geloso pare insormontabile, indicato sarebbe un 
lavoro di psicoanalisi
.
 
Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
 
Vi chiederete perchè ho pubblicato questo articolo. Perchè è tutto vero, caspita se è vero, sembra quasi mi abbia fatto un ritratto. Questa forma esasperata di gelosia è una vera e propria patologia psicologica e purtroppo mi appartiene; avevo già intuito che la mia eccessiva possessività fosse una conseguenza dei miei complessi psicologici, fortunatamente sono una persona intelligente in grado di essere sempre obbiettiva; però soltanto il parere di uno psicologo avrebbe potuto analizzare più a fondo la questione e farmi capire dove iniziano le radici di questa mia "patologia". Ovvio che questo è un parere generico, un articolo pubblicato da una dottoressa su un sito web; per un’analisi approfondita ci vorrebbe una reale visita individuale e personale dallo psicologo. Credo di avere vari problemi, più o meno complessi, la maggior parte derivati dalla mia fobia sociale, temo. Non sono una malata immaginaria, come qualcuno potrebbe pensare, perchè ho poc’anzi affermato di essere una persona obbiettiva, quindi posso assicurarvi di avere qualcosa che non va, e so anche in linea di massima quali sono stati i traumi che mi hanno portato a questo, però io da sola non posso aiutarmi, per quanto ci abbia sempre provato. Qualche psicologo è disposto ad analizzarmi? O magari, qualcuno che se ne intende?

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