Akiko.. Akiko se n’è andata. Ancora oggi, a distanza di così tanto tempo, io non posso smettere di pensare a lei. Non ho amato più, non ho vissuto più, da quel giorno in cui lei ha deciso di andar via. Non so che fine abbia fatto, non so come abbia proseguito la sua vita, però posso dirvi come io ho proseguito la mia; semplicemente, non sono andato avanti. Sono rimasto fermo, fermo alla mia solitaria quotidianità, quasi evitando relazioni sociali. I miei amici mi hanno abbandonato, perché ho smesso di essere un amico per loro. Ero diventato una presenza inutile e angosciante. Ma poco mi importa, ora che l’unico motivo per me di esistere non c’è più. Ho sempre davanti agli occhi impressi quei momenti, quelle ultime scene di me e Akiko sul ponte di Miyagawa-cho, quella lontana primavera durante la fioritura dei ciliegi. Lei era così bella, lei era mia. Era una creatura celeste, un angelo, un viso dolcissimo posto su un corpo morbido e armonioso, proprio come il suo carattere. Mai conosciuta persona più dolce di lei in vita mia, mai visto fiore più fine e delicato di lei, persino i ciliegi quel giorno provarono vergogna a trovarsi al cospetto di Akiko. Non potrò mai dimenticare. Di solito la fioritura dei ciliegi le aveva sempre messo allegria, nei suoi occhi splendeva una luce magica durante lo spettacolo dei petali che, turbinanti, volteggiavano in aria e riempivano l’atmosfera di un caldo e ipnotico profumo. Ma quel giorno, quel maledetto giorno, l’ultimo di me e Akiko insieme, lei era triste. Cercavo di farla riprendere, ma nulla. Si sedette sulla sponda del ponte, le gambe penzoloni verso il fiume, cosa che normalmente non avrebbe mai fatto data la sua incredibile eleganza e compostezza, e ciò mi allarmò non poco. Così mi decisi a chiederle cosa ci fosse che non andava, nonostante avessi paura della risposta. Akiko non mi guardò, ma fissò il proprio sguardo sui flutti del fiume che scorreva sotto il ponte, contemplando i petali che delicatamente si poggiavano sulla superficie.
-Ryuichi, – mi disse, con la sua voce bianca e pura leggermente rotta dall’angoscia – perché i fiori di ciliegio durano così poco? Perché la loro stupenda esistenza deve interrompersi così freddamente? –
Non seppi cosa risponderle. Non aveva mai considerato la cosa da questo punto, Akiko aveva sempre amato la fioritura dei ciliegi e quel giorno invece li stava compatendo, quasi non volesse che una cosa del genere potesse esistere, e cioè la breve esistenza dei fiori di ciliegio.
-Akiko.. – cercai di rispondere – ma cosa stai dicendo? -
-E secondo te, questi petali caduti nel fiume.. dove andranno a finire? –
Cosa potevo saperne? Quando Akiko iniziava a porsi queste domande, era impossibile riprenderla. Un animo troppo sensibile come il suo non avrebbe mai smesso di pensare alla triste sorte dei fiori di ciliegio. Tutti li amano, li ammirano.. sono bellissimi, idolatrati da tutto il mondo.. ma nessuno si è mai crucciato per la loro sorte. Inizialmente non pensai che quel commento avesse una qualche importanza, ma solo dopo mi resi conto dell’incredibile metafora celata dietro la breve esistenza di quei fiori, una metafora che soltanto Akiko, con la sua immensa sensibilità e spiritualità, aveva potuto cogliere. Da quel giorno anche io, pur andando avanti senza di lei, mi resi conto che a ben pensarci quei fiori mettono tanta allegria quanto tristezza.
-Akiko, non puoi farci nulla. – le risposi un po’ stizzito. Ma cambiai subito espressione quando notai una lacrima sulle guance di lei. Non feci in tempo a cercare di replicare, che lei si voltò verso di me, con uno sguardo negli occhi che non avevo mai visto prima, uno sguardo che esprimeva malinconia ma allo stesso tempo determinazione.
-Hai ragione, non posso farci nulla. Io non posso cambiare questo mondo. Ma posso almeno far finta di non appartenerci. – si alzò in piedi e poggiò le mani sul passamano del ponte. Il tono della sua voce rivelava una consapevolezza mai mostrata prima in vita sua – Io devo andare via, Ryuichi. –
Quelle parole mi trafissero come mille lame. Non l’aveva ancora detto chiaramente, ma mi resi già conto, con terrore, che in quella sua decisione io non fossi presente.
-Questo mondo non fa per me. Io vivo nell’angoscia ogni giorno, il mio animo è continuamente turbato e tormentato dalla quotidianità. Tu mi hai reso felice per tanto tempo, Ryuichi. Hai cambiato la mia vita quando sei arrivato, mi hai dato la certezza che questo grigio mondo potesse realmente nascondere dei colori bellissimi, e che ciò non fosse soltanto un mio sogno. Ma per quanto tu sia riuscito finalmente a tirare fuori i veri colori della vita, io non posso sopportare questa società. –
-Akiko, ti prego… cosa hai intenzione di fare? Non vorrai mica abbandonarmi? – in quel momento non riuscivo del tutto a comprendere le parole che ella mi stava dicendo. Di tutto ciò di cui stava parlando, io coglievo soltanto ciò che più temevo, e cioè il suo volersi separare da me.
-Mio caro Ryuichi, – e detto questo, si voltò verso di me, mi prese le mani e se le strinse sul cuore – ti ho amato come non ho mai amato nessuno, e il mio amore per te rimarrà immutato fino alla fine dell’eternità. Mai nella mia vita nessun altro potrà accedere al mio cuore. Io non ti abbandonerò mai, perché il mio amore ti seguirà per sempre ovunque tu sarai. Ma io devo andar via, devo abbandonare tutto questo. Devo fuggire, fuggire dove non esiste la convenzionalità, dove i turbamenti di ogni giorno non potranno scalfirmi, devo fuggire dove non ci siano persone che possano ferire la mia sensibilità, devo fuggire dallo scempio che sta affliggendo questo mondo a causa dell’umanità, Ryuichi.. devo andarmene.
-Akiko! – strillai il suo nome, scoppiando in lacrime. Un uomo in lacrime non è certo un grande spettacolo, avrei dovuto mantenere una certa dignità e sangue freddo, ma mi fu impossibile. Sentivo come se la mia vita stesse scivolando via dal mio corpo, lentamente, come il fiume che scorreva sotto i nostri piedi, diretta verso chissà quale luogo a me sconosciuto. Sicuramente però stava andandosene assieme ad Akiko. – Tu non puoi abbandonarmi. Ti prego, qualsiasi cosa tu voglia fare, la faremo, qualsiasi posto dove vorrai andare, ci andremo. Abbandoneremo tutto e fuggiremo. Insieme. Per sempre. Noi staremo per sempre insieme. Dimmi che è così, Akiko, dimmelo. –
Akiko mi sorrise come se fosse tutto ok, come per rassicurarmi, ma la lacrima che le scese dagli occhi tradiva i suoi veri sentimenti.
-Non possiamo andare via insieme. Dobbiamo separarci. Io devo fuggire da sola. Ryuichi, la mia esistenza è questa, la mia misera, angosciosa esistenza non può restare in questo luogo, in questo mondo, nell’umanità, non può. Io voglio ritornare alla natura, voglio ritornare a quando l’uomo era ancora una creatura degli Dei in armonia con tutto ciò che lo circondava, voglio essere finalmente libera. Io sono come questi fiori di ciliegio: la mia vita apparentemente bellissima in questo mondo nasconde un risvolto tragico; è stata breve, ed ora è tempo per me di staccarmi da questa esistenza e scivolare via, verso luoghi ignoti, assieme a questo fiume. – e detto questo, mi lasciò le mani, che mi ricaddero penzoloni lungo i fianchi quasi come se lei ne avesse aspirato la linfa vitale. Era finita, la mia vita era finita.
-Dove andrai? Quando ti rivedrò? Cosa posso fare per restare con te? Dimmi qualcosa, qualsiasi cosa, non abbandonarmi qui… – la supplicai. Lei mi rivolse di nuovo quel sorriso rassicurante quanto malinconico.
-Non posso dirti dove andrò, e non so quando tornerò, forse mai. Ma posso dirti cosa puoi fare per restare con me: amami, Ryuichi. Continua ad amarmi fino alla fine dell’eternità, come farò anche io. Ricordati di me, e lascia che il tuo cuore resti mio per sempre, nonostante io non ci sarò. Io farò così, e sarà così che io e te non ci separeremmo mai. E quando questa vita finirà, io e te potremo di nuovo ricongiungerci nell’aldilà. Addio, Ryuichi. –
Non riesco a rendere a parole quali sentimenti mi invasero nel momento in cui lei pronunciò quelle parole. Posso però dirvi che rimasi paralizzato, la bocca chiusa, senza la forza giusta per replicare. Era successo tutto così, in un attimo. Lei mi si avvicinò, mi restò a pochi millimetri, giusto il necessario per lasciarmi un morbido bacio sulle labbra, un bacio che non dimenticherò mai, e che sento sempre, ogni giorno, premermi costantemente sulla bocca. Dopodiché fissò i suoi occhi nei miei, mi sorrise come non aveva mai fatto prima in vita sua, mentre le lacrime le rigavano il volto. Poi mi passò accanto e se ne andò.
Io non mi voltai nemmeno. Non avevo la forza per farlo. Rimasi come un ebete a fissare lo spazio dove poco prima c’era la sua figura, dinanzi a me. In quel momento mi parve si fosse creato un vuoto incolmabile. La mia vita era terminata, era scivolata giù sotto i miei piedi fino al fiume, il quale aveva trascinato via il tutto. Mi resi conto solo dopo di non essere nemmeno riuscito a salutarla e a dirle che l’amavo.
Da allora non ebbi più notizie di lei. Nessuno ne parlò nei giorni seguenti, ma comunque non cercai di accertarmi che qualcuno sapesse qualcosa, perché dopo poco decisi di trasferirmi a Tokyo. Volevo cambiare radicalmente il mio stile di vita, perché a Kyoto ogni cosa mi ricordava lei, ma soprattutto volevo evitare in maniera più assoluta di ripassare sul ponte di Miyagawa-cho, o anche solamente di intravederlo da lontano. Solo una volta in vita mia ci sono ritornato, dopo un anno dalla partenza di Akiko. Restai per ore ad osservare i ciliegi in fiore, i cui petali cadevano in continuazione e sparivano chissà dove, trasportati dal vento.. proprio come Akiko. Ed ogni qual volta mi giravo verso il ponte, vedevo la sua figura lì, appoggiata al passamano del ponte, la tunica del kimono leggermente mossa dal vento, i capelli neri e lucenti morbidamente raccolti, sui quali si posavano alcuni petali di ciliegio nel vento. Poi, la sua figura si voltava leggermente verso di me, mandandomi un sorriso, lo stesso sorriso col quale mi disse addio, dopodiché spariva dissolta nell’aria.
Qualcuno potrà pensare di esser stato uno stupido a non chiedere a nessuno informazioni su di lei, ma io conoscevo Akiko fin troppo bene da essere sicuro al cento per cento che lei non avesse mai detto niente a nessuno. Akiko era nata sotto il segno del Cavallo, era uno spirito libero ed indomabile, il suo più grande desiderio era la libertà, la libertà da ogni vincolo e convenzionalità umana; non avrebbe mai dato modo a nessuno di trovarla.
Da quando vivo a Tokyo, poco e niente mi ricorda di lei. Le persone qui sono molto occidentalizzate, di ciliegi ce ne sono pochi a meno che non sai dove andare per osservarli, la vita è caotica e frenetica, dominata da lavoro, tecnologia e fast food. Ma nonostante io abbia abbandonato tutto quello che potesse ricordarmi Akiko, ciò che realmente importa, e cioè il suo ricordo impresso in me, non potrà sparire mai. Lei è lì, è presente giorno dopo giorno nei miei pensieri, il suo cuore è accanto al mio, perché lo sento che, dovunque ella sia, non ha mai, mai smesso di amarmi nemmeno per un secondo. E neanche io. Non smetterò mai di amarti, Akiko. L’unica cosa che mi spinge ad andare avanti nella vita, nonostante dalla tua partenza in poi io abbia smesso di vivere, è il pensiero che dopo la morte staremo finalmente insieme, di nuovo, per l’eternità. Nell’aldilà tu potrai avere il mondo che hai sempre sognato, non ci sarà più nulla a farti del male e io potrò stare al tuo fianco e proteggerti per tutta l’eternità. Sì, mia Akiko. Ti amerò per sempre. Addio, Akiko mia.. addio.
(C) Daniela/Aiko
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